Gli oggetti sonori

Molti sono gli oggetti che vengono utilizzati in ogni parte del mondo per produrre suoni.

L’etnomusicologia si occupa di questi fenomeni studiando soprattutto le motivazioni che spingevano le persone a percuoterli, di gran lunga più importanti delle caratteristiche fisiche.

Le loro caratteristiche principali erano la disponibilità immediata e il valore simbolico.

Ad esempio molto interessante è la funzione magica attribuita alla percussione di pentole e tegami e la credenza che potessero comunicare qualcosa con l’aldilà, oppure si percuotevano dei sassi l’uno contro l’altro (soprattutto a Gavoi c’era una forte tradizione) ma anche bacchette, bastoni, martelli; erano considerati strumenti strepitio associati a rituali, riti derisori o di protesta.

la bottiglia percossa da una chiave oppure un piatto e una chiave, così come tutti gli strumenti lignei in chiesa (banchi sgabelli), oppure ancora gli scarponi e gli zoccoli con suola di legno. Creare invece delle canocchie con dentro dei semi o dei sassolini aveva un significato magico e protettivo.

Si può fare qualche confronto con altre parti d’Italia: in Calabria si usavano 3 cucchiai (idiofoni a strappo) 2 messi l’uno contro l’altro con a contatto la parte convessa e uno in mezzo per provocare il distacco e la percussione dei primi due, oppure ancora battere una contro l’altra le armi (danze armate).

Questi particolari tipi di strumenti musicali sono chiamati IDIOFONI, cioè tutti quegli oggetti che suonano senza specifici interventi umani che ne modifichino la struttura, infatti sono capaci di per se di produrre vibrazioni sonore senza il ricorso ad accorgimenti come la messa in tensione di membrane o corde.

Un esempio molto significativo in Sardegna sono le Castagnette (tabellas): erano tavolette impugnate tra le dita di una mano e fatte battere reciprocamente da movimenti del polso, in Sardegna erano in pietra e avevano all’interno una cavità per accentuare il suono, in altre regioni potevano avere altre forme e altri materiali.IMG_7375

 

Chiara Schirò

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